16/07/2003
Sapessi com'è strago
Giuseppe Genna è uno che non conosce mezze misure. Le sue recensioni e critiche letterarie sono fluviali, involute, approfondite e moolto serie. Ma contengono improvvise sintesi estreme e giudizi lapidari: i suoi critici prendono in giro la sua attitudine a definire "un capolavoro" qualsiasi cosa con delle pagine gli capiti a tiro. Ma insomma.
Ieri Genna ha scritto una cosa chiara e drastica che condivido del tutto, su Don DeLillo "che non esitiamo a considerare quale uno dei due massimi autori viventi al mondo". Poi ne ha scritta un'altra da cui dissento, "insieme a Thomas Pynchon". Io avrei scritto "insieme a Philip Roth" . Ma questo non è importante - tanto i Nobel li danno sempre a certi scrittori ungheresi o delle Molucche - che qui si parla di DeLillo.
Don DeLillo è assai seguito sui weblogs. È un grandissimo scrittore e scrive dell'America, che è lontana, dall'altra parte della luna, ma alla fine se molti di noi avessero potuto scegliere tra la vita e la morte, tra la vita e la morte, avrebbero scelto l'America. Mi ripeto, ma conosco poche cose sull'America appassionanti come l'attacco di Underground sulla più grande finale della storia del baseball (raro caso di capitolo di un romanzo poi pubblicato anche autonomamente, con il titolo di Pafko on the wall). Anche se mi piacerebbe rileggere Rumore bianco, che ai miei tempi circolava grazie al bravo editore Pironti (un tipo fantastico, ex-pugile), e con una copertina orrenda.
A parte Giovani Tromboni, che di Underworld trova decisiva la mole, di DeLillo parlano Brodo Primordiale, Quarky (che mette Underworld tra i venti libri della sua vita, assieme a un Roth, e a un Pynchon), Leibniz (qui e qui), Binario Loco (a cui è piacuto Americana) e che ha parlato di De Lillo per il suo recente intervento al festival lettterario di Massenzio, come anche ThePetunias - che però si è piuttosto risentito per non essere stato invitato a parlare - e Brain Damage, che ha avuto la stessa opinione della serata anche senza venir maltrattato di persona.
Vedo che manca l'aneddoto personale, a cui vi so affezionati. Non temete.
Tre anni fa mi mandarono ventiquattr'ore a Chicago - a fare un pezzo di quelli che fanno fare agli ultimi pivelli della redazione - e cercai di approfittare di ogni minuto per andare a spasso. Faceva un freddo cane. Entrai in un Barnes & Noble, che era quasi mezzanotte, ora di chiusura, e non c'era nessuno. Doveva uscire dieci giorni dopo il nuovo libro di DeLillo, "The body artist", e io ne avevo appena letto nell'unica anticipazione mondiale, una recensione in esclusiva sul New York Times. Solo che mentre sto uscendo lo vedo sul banco centrale della libreria. È un libro smilzo. C'è scritto "The body artist". C'è scritto "Don DeLillo". Lo prendo e vado verso il ragazzotto che mi aspetta alla cassa per poter tirar giù la saracinesca. Gli chiedo "quando è uscito questo libro?". Lui se lo gira tra le mani e chiede a una ragazza che sta davanti a un terminale dietro di lui. Lei lo guarda, batte sui tasti e sentenzia: "dovevamo metterlo fuori la settimana prossima. Dove lo ha trovato?". Io indico il banco centrale. Il ragazzotto mi guarda, sorride, alza le spalle e dice "vabbè, lo prenda" (vabbè in inglese, siete curiosi, eh?). La ragazza va a recuperare le altre copie dal banco. E io me ne esco che ci sono meno sei gradi e sono a Chicago e ho il libro di DeLillo in mano.
Lo leggo in aereo, arrivo in Italia e chiamo uno che conosco alla cultura di un grande quotidiano. Quando mi ricapita di avere un pezzo per un grande quotidiano? Gli dico che siamo i secondi nel mondo a raccontare il nuovo-romanzo-di-delillo, se vuole. Dice che ne parla. Mi chiama due giorni dopo e mi dice che l'hanno già promesso a una delle giornaliste della cultura. Così vanno le pagine della cultura, nei giornali italiani. Così chiamo Panorama, come avrei dovuto fare subito, e loro mi trovano lo spazio per un pezzullo sbrigativo. Giusto in tempo per anticipare l'uscita.
E tutto questo allora mi pareva terribilmente importante e straordinario.
00:06 Scritto da: luca.sofri in Business | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |
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Commenti
Lo era, importante e straordinario.
Scritto da: null | 16/07/2003
io non vado in america per lavoro - io sto a milano per lavoro - io non vado in giro per librerie a mezzanotte - io a mezzanotte sto a casa a leggere michael moore - io alla domenica sera non vado fuori a cena - io alla domenica guardo il gran premio - ti piace il mi aneddoto ? un saluto simone
Scritto da: null | 16/07/2003
>.....E tutto questo allora mi pareva terribilmente importante e straordinario.
Scritto da: null | 17/07/2003
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