Una battaglia difficile

Il moralismo sul livello dei periodici "maschili" italiani è diventato noioso quanto il livello stesso, ormai. Soprattutto dopo il famoso intervento di Selvaggia Lucarelli a proposito di For Men Magazine, che ha chiuso la discussione, direi. Possiamo occuparci d’altro.

Il buon Michele Serra però ha una riubrica al giorno da riempire, e giustamente non butta via niente. Ieri ha scritto su Repubblica il suo imbarazzo per la pubblicità del nuovo numero di Maxim che mostra un’avvenente ragazza (come si dice in questi casi per fare gli eleganti) vesttita solo di due pecette opportunamente localizzate che racano i messaggi "gratta" e "e vinci". A tutto c’è un limite, ha detto Serra, o giù di lì: cercando sempre di mantenersi leggero. La questione poteva avere una rilevanza un po’ particolare perché Maxim si era presentato il mese scorso in una presunta nuova versione, rivolta gli uomini intelligente e non ai guardoni, come diceva la pubblicità. Con un nuovo direttore, Andrea Monti, già a GQ, già a Panorama, nonché conduttore tv di Sfera. Che nella fattispecie è diventato anche coeditore del mensile.

La contraddizione tra l’annunciato nuovo corso e alcuni dei temi e delle immagini si notava già il mese scorso, ma non si vive di solo pane eccetera. Comunque, Monti si è intristito assai del pezzetto Serra (che per involontario sberleffo si trovava ieri esattamente a fianco della pubblicità in discussione, come sottolineato da Camillo) e gli ha scritto un’accorata lettera in cui chiede solidarietà e sostegno nella battaglia a cui si è disposto. "Caro Michele, sei caduto in una nostra piccola provocazione". A me Monti sta simpatico, ma quelli che giustificano le peggiori nefandezze con il termine "provocazione" hanno stufato. Vengono, ti danno un cazzotto in faccia, ti rubano la ragazza e ti sputano sul cappotto e poi dicono "si trattava di una provocazione". Ma nel caso di Monti gli sono solidale: si è messo in un’impresa titanica. "Un antimaschile che si rivolge a un uomo evoluto ribellandosi all’uso volgare del nudo". E conclude, Monti: "Insomma, Michele stiamo dalla stessa parte. È una battaglia difficile, servono tutti gli alleati possibili, soprattutto i più stimati". Beh, io non posso perché scrivo per un concorrente e sono amico caro del direttore dell’altro, ma qualcuno là fuori stia vicino a Monti.

Una battaglia difficileultima modifica: 2003-10-15T18:59:35+02:00da luca.sofri
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5 pensieri su “Una battaglia difficile

  1. provocare e’ giusto. c’e’ troppa gente che dorme o fa finta di dormire, bisogna dargli una svegliatina, se si cerca il dialogo, altrimenti amen. Ma insomma se la gente vuole tette e culi, inutile levargliele, magari tra una chiappa e l’altra, ci si puo’ infilare la capitale della Mongolia e unire l’utile al dilettevole.

  2. Detesto la provocazione. Per me il provocatori sono soltanto delle persone minuscole che non sono abbastanza intelligenti per accettare le idee altrui e ancora meno intelligenti nel far accettare agli altri le proprie.
    Ma fino a quando la provocazione è inserito in una certa editoria (GQ, etc…), che sono certo i Mass-Media italiani possono fare a meno, allora tutto va bene.
    Ma quando, vediamo certe provocazioni su giornali seri come Panorama e l’Espresso, la cosa incomincia a preoccupare. Sono certo, che l’Espresso aveva altro da piazzare in copertina, anzichè dedicarla al punto G, o no?
    Già mi immagino il Newsweek, che dedica la copertina all’eiaculazio ne precoce.
    E poi noi italiani, andiamo ad arrabiarci con Sebastian Cresswell-Turne r del Daily Telegraph, per quattro stupidagini (vere) che ha scritto sull’Italia.
    Bisogna anche essere un pò più seri e fare un pò più spesso dell’autocriti ca.
    Se esiste questo tipo di informazione o comunicazione becera, evidentemente dall’altra parte c’è qualche fesso che ne ha bisogno. Non credete?

  3. ma chi l’ha detto che un uomo intelligente non possa/debba essere anche “guardone”? cosa ne sarebbe delle donne (guardabili o meno) se gli uomini (come minimo) non le sbirciassero? la strategia promozionale dei periodici maschili (ma vale anche per i femminili), da sempre, cerca d’individuare e soddisfare le aspettative (che sono sempre le stesse) del target di riferimento..so lo che ora le modalità adottate sono più discrete e complici: assecondano bisogni e pulsioni con più subdole e raffinate tecniche, sottintendendo, in questa dura impresa, una visuale ironica e sorniona, che gratifichi i lettori, facendoli sentire membri di una élite di “meno idioti” – i risultati ci sono, pare.. – saluti –

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