A complete unknown

L’annunciata uscita prossima ventura della versione italiana di Rolling Stone è piuttosto interessante, Lo è per i soliti motivi per cui un nuovo giornale è interessante, ma anche per la condizione pareticolare del Rolling Stone originale, quello americano, che conta già altre versione internazionali.

A differenza della versione italiana di Vanity Fair (che mi pare, al terzo numero, migliore che alla prima impressione: basta non paragonarlo con l’originale, come sto per fare) per cui il modello americano costituiva un paragone inarrivabile, e da cui qui da noi si è deciso di distaccarsi decisamente, virando sul femminile tradizionale, per quanto ben illustrato, con il Rolling Stone italiano il paragone può essere oggi molto meno ingombrante. Rolling Stone ha subito da qualche tempo un vistoso peggioramento, dovuto alla ricerca – legittima – di un rapporto con il pubblico più giovane, che è il target preferito del mondo della musica, da un po’ di tempo in qua. Risultato: la qualità giornalistica, la finezza della critica musicale, il livello delle scelte, si sono molto banalizzati, e il rapporto con i lettori tradizionalei, ormai trenta-quarantenni si è deteriorato a favore di un maggior allineamento con gli altri prodotti giovanilistici. Complessivamente – fatto salvo un articolo qua, un articolo là – Rolling Stone non è più affidabile.

Di conseguenza, agli italiani si presentano due strade: quella qui auspicata, ma improbabile, è di mantenere il rapporto con la tradizione, come si dice. E fare un bel giornale ben fatto, adulto, di alta qualità giornalistica e cultura musicale raffinata. Oppure, viceversa, fare un giornale che assecondi la versione odierna dell’originale: teen-bands, rappers a go-go, e ammiccamenti adolescenziali. Male che vada, non si potrà sostenere che la versione americana sia meglio.

A complete unknownultima modifica: 2003-10-16T17:11:08+02:00da luca.sofri
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3 pensieri su “A complete unknown

  1. Tra tutta la stampa specializzata italiana, salvo solo Il Mucchio e Rumore. Gli altri periodici musicali o hanno venduto l’anima al diavolo strada facendo (Rockstar e Rocksound), o sono partiti con l’idea di mettere Christine Aguilere in copertina (tutti gli altri). Spero che “Rolling Stone”, avendo alle spalle una corazzata americana, possa permettersi di scommettere un tantino di più sulla qualità. Staremo a vedere.

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