Island of lost souls

Dunque, L’isola dei famosi venerdì ha fatto più del 23% di share, malgrado la puntata fosse più debole della precedente, che aveva fatto qualcosa meno. Tranquilli, non starò a commentare ancora le performances linguistiche di Simona Ventura o Maria Teresa Ruta, né a rinnovare la mia solidarietà a quella persona ammodìno che pare essere la moglie di Pappalardo (ma questo significherà qualcosa, no?). O forse sì, se mi scappa la mano. Ma vorrei commentare l’atteggiamento dei due quotidiani maggiori riguardo ad alcune cose della televisione, passando da qui.

Ai tempi del Grande Fratello, quello vero (l’autore ha come è noto un interesse personale a sostenere che le cose non sono più quelle di un tempo, benché ne sia personalmente beneficiario), Repubblica e il Corriere della Sera ebbero due atteggiamenti diversi. Cito il Grande Fratello, perché è l’unico del mucchio dei Reality Show ad avere avuto un’idea e un funzionamento originali ed efficaci finora. Finora. Repubblica anticipò con un editoriale estivo del fondatore un’indignazione piuttosto banale e di maniera nei confronti dell’annunciata depravazione dei costumi che il Grande Fratello avrebbe portato (cosa possibile, ma i toni erano un po’ sopra le righe). E il giornale si tenne a lungo distante dal successo del programma, fino a quando non fu costretto a farci i conti e dargli spazi maggiori, e segnalazioni delle sucecssive nominations, eccetera. Abbastanza tipico di Repubblica è decidere che "di questa cosa non ci occupiamo": per ragioni che spesso hanno una plausibilità di eleganza e senso della misura, ma che poi a volte confliggono con il senso della notizia. Il Corriere decise invece – per intuito o fortuna – che avrebbe cavalcato lo sviluppo del programma, e i numeri gli diedero ragione. Il vero fan del Grande Fratello – e ce n’erano, come è noto – trovava sul Corriere più che su ogni altro quotidiano, anche perché in questi casi si costruiscono rapporti privilegiati di reciproco interesse tra il programma e il giornale.

Adesso vediamo cos’è successo con L’isola dei famosi. Prima che partisse, il pregiudizio negativo sull’imbarazzante cialtronata destinata a un flop superiore a quelli di Survivor e The bachelor messi assieme era diffuso ovunque. Non lo dico per giustificarmi, che anch’io pensavo la stessa cosa, ma l’avvìo del programma è stato del tutto trascurato, non annunciato da nessuno degli articolo che si allestiscono per "eventi" televisivi assai più risibili. Il produttore, Giorgio Gori, veniva dal fallimento di The bachelor e da altre insoddisfazioni, malgrado sappia di tv più di molti di quelli che prosperano. L’unico dato che circolava era quel nome – L’isola dei famosi – che non lasciando intuire nessuna ironia convinceva chiunque che si sarebbe trattato di una roba imbarazzante di mediocre televisione italiana, come ce ne sono assai. L’esaltazione del mediocre di qualche notorietà è ciò su cui passa le ore la gran parte del palinsesto: e cosa sembrava L’isola se non di nuovo questo, e con i soliti nomi già esaltati a sproposito in passato?

Una volta partita la prima puntata sono successe due cose: i due quotidiani – ma anche gli altri, di cui non palo diffusamente perché non li ho studiati con altrettanta attenzione – sono andati dietro a quello che si erano messi in testa, al loro pregiudizio. Repubblica ha ignorato, appunto, e il Corriere ha pubblicato la rubrica quotidiana di Aldo Grasso che stroncava con sdegno e fastidio la bassezza e insignificanza del programma, salvando solo la Ventura. L’altra cosa che è successa, è che invece il "pubblico" lo ha guardato, e assai. Non sto qui a farne un’analisi critica – che non ho i mezzi – ma il programma funziona, eccome: ha la diretta, che è un meccanismo eccezionale; e ha la verità, cioè quei poveri cristi vengono davvero maltrattati in maniera inattesa per le loro abitudini (ogni tanto anche in studio la drammatizzano un po’ eccessivamente se si pensa alle persone che nella vita soffrono davvero: ma rimane che per quelli è un’avventura vera essere trattati così). Queste due cose sono state fondamentali per la riuscita del programma. Poi ce ne sono altre, ma appunto, mi fermo qui.

Morale della favola, L’isola dei famosi ha fatto dei numeri inattesi e straordinari per Raidue: ricordatevi che le percentuali dello share sono legate in primo luogo alla rete a cui si riferiscono. Lo stesso programma farà il 30% su Raiuno o Canale 5, il 20 su Raidue, il 15 su Italia Uno, il 6 su La7. Puntata dopo puntata i numeri sono cresciuti, e gli autori hanno affinato il tutto, capendo che bisognava privilegiare l’isola e limitare lo studio, spesso noioso (perché composto da personaggi analoghi a quelli del’isola, ma sfavoriti dalla collocazione e dalle condizioni: Diaco e Simona Ventura sull’isola sarebbero stati spettacolari). E intanto, per L’isoal dei famosi è successo – un po’ meno – quello che succedeva per il Grande Fratello. Lo so che a molti parrà di no, è normale, e crederanno che il mondo giri anche senza vederlo o parlarne. Hanno ovviamente ragione. Ma mi permetto un aneddoto autobiografico. Dopo la terza o quarta puntata del Grande Fratello, io non l’avevo mai visto e pensavo che fosse una fesseria e non ci fosse motivo di vederlo. Anche se molti miei amici ne parlavano assai e facevano battute che non capivo (mi era capitatao da ragazzo anche con il Drive-In). Un giorno eravamo al banco di un bar e due amici discutevano di Roberta e io sono sbottato dicendo "ma chi diavolo è ‘sta Roberta?". È intervenuto il barista che, con le tazzine in mano, ha detto "quella è la più in gamba di tutti".
Ecco come va il mondo, e conviene stargli dietro, se lo si vuole capire (si può anche decidere che no, naturalmente, e farsi i fatti propri).

Così è passato un mese, senza che nessuno dei due quotidiani maggiori si avvedesse del successo dell’Isola dei famosi. Ma qualcuno a un certo punto deve averglielo spiegato. Che so, un barista. Così, ieri, contrordibne compagni. Repubblica per la prima volta in un mese trattava della trasmissione, annunciandone l’inatteso successo e intervistando Gori su mezza pagina degli spettacoli. Ma il Corriere era ancora più coraggioso: una pagina intera, con riquadri biografici di ciascuno dei famosi rimasti in gara, a incorniciare un lungo acrobatico pezzo del professor Grasso. Che spiegava che il programma è sì brutto come lui aveva detto subito, ma è così brutto, ma così brutto, che alla fine è bello. Fattigli i complimenti per questa capacità di tornare sui suoi passi, rimane qualche perplessità sulle lodi tributate alla Ruta e a Giada De Blanck, ma resto con il dubbio e la speranza che ci fosse dell’ironia che non ho capito.

Ecco, quindi: L’isola dei famosi è stata sdoganata. E Fabio Testi è stato eliminato.
Le cose si mettono bene.

Island of lost soulsultima modifica: 2003-10-20T00:57:14+02:00da luca.sofri
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