Le armi, la CIA, Panorama, e Cheney

La lunga inchiesta pubblicata dal New Yorker l’altroieri e firmata da uno dei suoi giornalisti più illustri – Seymour Hersh – ha poco di nuovo. Ma mette insieme per la prima volta tutti i pezzi sparsi di una storia fino ad ora circolata a brandelli sulla stampa internazionale, e lo fa su un giornale che la porta su un livello di attenzione assai più rilevante.

La storia è quella della contraddizione tra le certezze prebelliche dell’amministrazione Bush sulle armi di distruzioni di massa (WMD) irachene, e il mancato conforto, a oggi di quelle certezze: a dirla chiara, la loro probabile smentita. E, nel dettaglio, la storia è quella della presunta vendita all’Iraq di uranio a fini atomici da parte del Niger, su cui quelle certezze si erano in buona parte basate, e che si è rivelata una balla. Il punto è che si era rivelata una balla assai presto.

Riassumo qui il racconto di Hersh, per chi non ha voglia di leggerselo tutto. Potete saltare i corsivi. Una piccola parte, quella italiana, della storia era stata un po’ scritta da Repubblica e dal Corriere, qualche mese fa.

Hersh spiega prima due dati di partenza. Il primo è che l’amministrazione Bush ha deciso a un certo punto (primavera 2002) di voler fare la guerra a Saddam. Il secondo, più importante ancora, è che la stessa amministrazione ha rivoluzionato i criteri di funzionamento dei rapporti tra la CIA e l’esecutivo. Gli esponenti del governo e della presidenza hanno deciso che troppe informazioni venivano trattenute dalla CIA e non raggiungevano i loro uffici. Questo in realtà avveniva, spiega Hersh, perché la quantità di notizie che raggiungono i servizi di intelligence oggi è sterminata e in gran parte inattendibile. Il lavoro della CIA sarebbe in gran parte di indagare e verificare fonti e informazioni e consegnare a chi prende le decisioni solo ciò che ha un significativo livello di interesse e attendibilità.

"What Bush people did was dismantle the existing filtering process that for fifty years had been preventing the policymakers from getting bad information. They created stovepipes to get the information they wanted directly to the top leadership"

Gli uomini della CIA e non solo che Hersh ha sentito, spiegano che qualsiasi previsione che sarebbe stata giudicata altamente improbabile da chiunque competente, qualsiasi scenario bisognoso di una serie straordinaria di eventi favorevoli, tutto questo è invece diventato realistico agli occhi dell’amministrazione.

"Their methodology was analogous to tossing a coin five times and assuming that it would always come up heads"

Con questi presupposti, la presidenza si trova ad avere come fonte privilegiata di notizie sull’Iraq gli uomini e il partito di Chalabi, il leader dell’opposizione irachena intitolato a sostituire Saddam una volta abbattuto il dittatore. Cioè persone fortemente interessate a un intervento militare. Ma la fonte centrale diventa invece un’altra, ancora non identificata esattamente. E arriviamo all’Italia.

Poco dopo l’11 settembre, il Sismi manda alla CIA un rapporto sulla vista dell’ambasciatore iracheno presso la Santa Sede in Niger, con lipotesi che si sia trattato di un viaggio destinato all’acquisto di uranio per la fabbricazione di armi atomiche. Il Niger ne è produttore e venditore (verrà fuori che tutto quello che produce è già venduto a Giappone ed Europa). Alla CIA fanno due verifiche e trovano l’ipotesi "dilettantesca e infondata". Ma per il funzionamento delle cose introdotto con Bush, il rapporto arriva lo stesso sulla scrivania del vicepresidente Cheney. Malgrado indicazioni diffuse circa l’inattendibilità dell’ipotesi, Cheney decide di cavalcarla e l’amministrazione comincia a farci i conti nelle proprie dichiarazioni, senza citarla esplicitamente. D’altronde, gli uomini della CIA, esautorati dai loro compiti, sotto pressione per dare le notizie desiderate, e abbandonati al loro destino dal loro capo George Tenet – in difficoltà dopo il fallimento dell’11 settembre – decidono a un certo punto di lasciar fare.

"Senior C.I.A. analysts dealing with Iraq were constantly being urged by the Vice-President’s office to provide worst-case assessments on Iraqi weapons issues. “They got pounded on, day after day,” one senior Bush Administration official told me, and received no consistent backup from Tenet and his senior staff. “Pretty soon you say ‘Fuck it.’” And they began to provide the intelligence that was wanted"

Lo stesso, la CIA fa ulteriori controlli, manda un uomo in Niger, e lui parla con tutti e torna annunciando che la pista è falsa. Priva di fondamento. Nessuna vendita di niente. ma intanto Bush ha deciso di andare in guerra.

"A routine settled in: the Pentagon’s defector reports, classified “secret,” would be funnelled to newspapers, but subsequent C.I.A. and INR analyses of the reports—invariably scathing but also classified—would remain secret. “It became a personality issue,” a Pentagon consultant said of the Bush Administration’s handling of intelligence. “My fact is better than your fact. The whole thing is a failure of process. Nobody goes to primary sources.” The intelligence community was in full retreat"

Il rapporto del Sismi guadagna maggior peso, la tesi viene citata più esplicitamente, passata agli inglesi, che la usano nei loro dossier a favore della guerra. Ma nell’ottobre 2002 l’ipotesi diventa un’altra cosa. Elisabetta Burba, inchiestista di Panorama, viene contattata da un suo informatore che era stato già attendibile in storie precedenti, che le offre dei documenti sulla vendita dell’uranio nigeriano.

"The first notice of the documents’ existence came when Elisabetta Burba, a reporter for Panorama, a glossy Italian weekly owned by the publishing empire of Prime Minister Silvio Berlusconi, received a telephone call from an Italian businessman and security consultant whom she believed to have once been connected to Italian intelligence. He told her that he had information connecting Saddam Hussein to the purchase of uranium in Africa. She considered the informant credible"

I documenti, su carta del governoe dell’ambasciata nigeriana, certificano la vendita. Panorama se li fa dare (ma non li paga ancora: il pagamento di informazioni è definito da Hersh "a common journalistic practice in Italy"), ma il direttore Carlo Rossella decide che è il caso di passarli agli americani, e li consegna all’ambasciata. Intanto la Burba fa le sue verifiche e va in Niger. E conclude che si tratta di un falso. Fine della storia per Panorama, e i documenti non vengono nemmeno pagati. Ma cominciano a camminare con le loro gambe, e malgrado tutti li trovino evidentemente falsi, arrivano al vicepresidente.

"Everybody knew at every step of the way that they were false—until they got to the Pentagon, where they were believed.”

L’escalation della loro attendibilità arriva al massimo quando la tesi viene citata nel discorso di Bush sullo Stato dell’Unione. A questo punto Hersh si chiede chi li abbia falsificati. Una versione è che sia stato il Sismi, ma Hersh non è evidentemente in grado di seguire accuratamente questa pista. Un’altra, maggiormente dettagliata. è che sia stato qualcuno all’interno della CIA (e qui pare di vedere 24 e Jack Bauer). La tesi, che pare circolare assai in quel porto delle nebbie che è divenatat la CIA oggi, è che qualcuno abbia deciso di dare all’amministrazione Bush quello che voleva e che meritava, per metterla in ridicolo. "Diamogli quel che vogliono, che gli allocchi ci caschino e vengano sbugiardati": ma la cosa sarebbe sfuggita di mano e i falsari se la sarebbero trovata nel discorso sullo Stato dell’Unione senza che nessuno la fermasse prima. Un successo al di là delle previsioni, diciamo. Sembra una pazzaia, ma Hersh dice che il gossip all’interno della CIA ci marcia parecchio.

"A retired clandestine officer told me this summer that the story about a former operations officer faking the documents is making the rounds. “What’s telling,” he added, “is that the story, whether it’s true or not, is believed”—an extraordinary commentary on the level of mistrust, bitterness, and demoralization within the C.I.A. under the Bush Administration"

Hersh ha parlato anche con Rossella, che gli ha spiegato di non aver pubblicato niente sulla falsificazione perché al sentirla citata nel discorso sullo Stato dell’Unione ha pensato che gli americani avessero informazioni diverse e più attendibili. Intanto, la loro forza e la loro falsità insieme erano arrivate ad alcuni responsabili dell’ONU che intendevano affrontare gli americani su questo. Ma cominciò la guerra.

Adesso la questione è tornata sul piatto. Joseph Wilson, l’ex ambasciatore che la CIA aveva mandato a investigare la storia in Niger, ha raccontato la precoce smentita della pista. In cambio, l’amministrazione Bush ha diffuso alla stampa il nome di sua moglie come agente della CIA, con conseguente caso di cui si è litigato nelle scorse settimane.

L’inchiesta di Hersh si conclude citando altre fonti attendibili irachene sull’inesistenza delle WMD. E dando una plausibile spiegazione della discrepanza tra le armi dichiarate dall’Iraq prima del Golfo e quelle consegnate agli ispettori, discrepanza su cui si sono appuntati i sospetti dei falchi: la cifra data allora da Saddam sarebbe stata falsa per eccesso, al fine di nascondere di aver usato nella guerra con l’Iran più bombe di quelle dichiarate.

Ma le ultime righe sono per Condoleezza Rice e Cheney.

"A former White House official told me, “Maybe the Secretary of Defense and his people are short-circuiting the process, and creating a separate channel to the Vice-President. Still, at the end of the day all the policies have to be hashed out in the interagency process, led by the national-security adviser.” What happened instead, he said, “was a real abdication of responsibility by Condi.”"

"Vice-President Cheney remains unabashed about the Administration’s reliance on the Niger documents, despite the revelation of their forgery"

Le armi, la CIA, Panorama, e Cheneyultima modifica: 2003-10-21T22:49:11+02:00da luca.sofri
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3 pensieri su “Le armi, la CIA, Panorama, e Cheney

  1. Vedo che nessuno fino ad oggi ha espresso qualsivoglia opinione su quanto scritto; forse i soliti che scrivono non hanno capito nulla o meglio l’argomento trattato è molto al disopra delle capacità intelletive di chi solitamente espone le idee, ciarlanerie da cortile, quindi presuppongo che un così interessante argomento, oltretutto riguarda da vicino la nostra nazione, passi sottosilenzio. è meglio ciarlare di tutte le stronzate vetero-ideologi che che del futuro. Tanto al futuro ci pensano i genitori, che pur anziani non vogliono mollare. Forse hanno ragione a non mollare visto cotanta progenie.
    Affetuosamente Vostro……… ….

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