How does it feel?

Un lettore di Quattroeunquarto chiede che si riprenda il discorso su Rolling Stone italiano, ora che è uscito. Ha ragione, in effetti. È che a ripetere le stesse cose ti senti noioso, anche se le hai ripetute in contesti diversi e di fronte a persone diverse, e alla fine cerchi di usare argomenti differenti la volta che scrivi su un giornale, la volta che parli in radio, la volta che scrivi sul blog e la volta che scrivi sull’altro blog. Alla fine si fa confusione.

Questo per dire che abbiamo discusso di Rolling Stone a Ogni maledetta domenica, in radio, domenica scorsa: con uno dei due direttori. Ma anche per dire che questa non è una buona ragione per non parlarne qui, dove lo spazio consente anche qualcosa di meglio.

Morale: a me Rolling Stone italiano è piaciuto. Tutto sta nel decidere i propri criteri di riferimento. Se uno vuole che qualsiasi nuovo giornale sia meglio del New Yorker e dell’Economist messi assieme – come fa evidentemente Guia Soncini, di professione stroncatrice a go-go – allora Rolling Stone non è granché. Se uno invece è abituato a vedere giornali mediocri e tutti uguali, privi di idee e terrorizzati di vendere una copia meno di ciò che l’editore impone, questo è un buon giornale. Dimostra – come i pochi casi di buoni giornali in circolazione – che per fare un buon giornale devi avere le mani libere dalla pressione delle vendite. In questo caso un piccolo editore di giornali ha fatto già un colpo grosso in termini di immagine a mettersi in casa una testata come Rolling Stone, ed evidentemente non ha fatto eccessive pressioni sulle scelte di target e marketing.

Ma queste sono ipotesi delle ragioni per cui RS è un buon giornale; adesso elenco i sintomi.

Uno – Rolling Stone americano è notoriamente molto peggiorato, da qualche tempo. Per le ragioni di cui sopra è andato a cercarsi lettori più giovani e di gusti mainstream. Risultato: è più brutto e inaffidabile dal punto di vista dei giudizi. Quelli di RS italiano sono stati alla larga da quest’andazzo, e speriamo che duri.

Due – Potevano limitarsi a riempire il giornale di traduzioni dallo sterminato e sempre attuale archivio dell’edizione americana, e non l’hanno fatto. Ci sono cose americane, certo, e ben scelte. Ma le rubriche e le idee migliori sono italiane. Alla fine il giornale è per metà inedito e italiano: e, insisto, tra le cose italiane ce ne sono di ottime.

Tre – L’editoriale di Jann Wenner con cui si apre il giornale è impressionante per la sua attualità nel descrivere il panorama generale. Il fatto è che fu scritto per il primo numero di RS, nel 1967. Complimenti per l’idea.

Quattro – La rubrica che affida a delle signore ex musiciste di un pensionato milanese la valutazione di alcuni cd contemporanei è una bella idea con risultati eccellenti. Le signore sanno riconoscere la differenza tra Tiziano Ferro e i Massive Attack, e assolvere Damon Albarn malgrado sia “un po’ stonato”.

Cinque – Nella sezione delle recensioni si stronca il nuovo disco di Van Morrison. Non mi fraintendete: secondo me il nuovo disco di van Morrison non è niente di formidabile, ma è meglio della maggior parte delle cose che escono. Non merita un giudizio così severo. Ma il fatto è che la critica musicale italiana imperante non stronca Van Morrison. Van Morrison in italia non si stronca, come non si stronca Dylan e non si stronca Tom Waits, e molti altri bravi dinosauri che devono le critiche favorevoli più alla coetaneità con i critici che al loro valore. Complimenti per la libertà di spirito.

Sei – La rubrica di recensioni di musica italiana affidata al vicedirettore dell’edizione americana di RS è un’idea divertente, anche se simile a quella delle signore. Questo mese lui storce il naso su Carmen Consoli e sui Subsonica e va matto per Vasco. Attenzione: lo sguardo esterno non è necessariamente attendibile più del nostro. È solo diverso, originale, e perciò interessante.

Sette – La rubrica di Cultura mi suscita delle invidie perché è esattamente il genere di idea che avevo messo in progetti mai realizzati. Spiegare a noi ignoranti per sommi capi quanto basta su un tema o un personaggio: un bignamone ben scritto. La tiene Roberto Silvestri e questo mese è dedicata a Dylan Thomas.

Settemmezzo – La scelta di pubblicare una foto già edita di Gianni Agnelli – che nulla c’entra con il giornale – solo perché è una foto che colpisce, e di farlo riproducendo il giornale su cui è stata trovata, a noi riproduttori e rassegnatori di qualsiasi cosa, piace.

Mi fermo: ci sono altre cose buone (ho citato tra l’altro solo quelle proprie dell’edizione italiana), e ci sono naturalmente anche alcune cadute. L’uso di cliché triti e banali come “The mani in black” per definire Johnny Cash (come ho detto in radio, aspetto a vedere se chiameranno “il menestrello” Bob Dylan e “il Boss” Springsteen), il box “Fenomenologia delle sue poppe” all’interno del pezzo su Angelina Jolie (“Dal digitale al reale lo sgonfiamento delle zinne di Lara Croft”), il ricorso a firme di presunto richiamo per le rubriche, che in realtà non hanno molto da dire.

Ma, ripeto, con i tempi che corrono e i contesti in cui si lavora, per me hanno fatto un buon lavoro. Ecco.

p.s. è piaciuto abbastanza anche a Camillo; altri hanno pareri più complicati

How does it feel?ultima modifica: 2003-10-27T15:13:12+01:00da luca.sofri
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5 pensieri su “How does it feel?

  1. io l’ho comprato e subito regalato, preferisco alla grande il mucchio.
    non mi è piaciuto: il fatto che sia iper patinato, stracolmo di pubblicità tipo marieclare, appiattito su gruppi scontati tipo muse etc etc e poco alla ricerca di qualcosa di meno scontato (avrei scommesso un dito sulla presenza di kill bill etc etc), mi ha fatto sorridere parecchio la rubrica sulle scarpe da alternativo, mi ha insospettito la stroncature degli strokes (tra le riviste che ho letto sono i primi che lo stroncano, che fichi!), mi ha fatto incazzare la foto di syd vicious che si fa la canna nel senso che mi è sembrata una volgare strizzata d’occhio ai ragazzini new punk… e poi che dire, si salva nel finale, ma non spenderò altri soldi per quella rivista. in sintesi mi sembra operazione patinata per ragazzini un po’ ingenui, ovvero no grazie. GU

  2. concordo con l’anonimo qui sopra. orribilmente infarcito delle pubblicità più fighe della Terra, con articoli brevissimi e assolutamente inutili, recensioni ridicole e una visione del rock sorpassata da duecentocinquan t’anni. non capisco come un amante della musica possa apprezzare una roba del genere. due buone idee: la rubrica dell’ospizio e quella della musica italiana fatta sentire al direttore del RS Usa.
    Luca, come fai a dire che il RS italiano non s’è fatto prendere dal mainstream? con quali altri termini puoi definire un giornale che presenta una recensione dei Muse (5 stelle, ovviamente) che neanche il peggior fan avrebbe scritto? con quali termini si può definire un giornale che dovrebbe essere la bibbia del rock’n’roll e poi presenta un’intervista di Donatella Versace a Christina Aguilera?
    se voglio leggere un po’di cazzatelle musicali, mi piglio Rockstar, o Tutto, o Musica!, perché no? se voglio leggere recensioni un po’serie, esistono Mucchio, Rumore, Blow Up, ecc.
    di quest’accozzag lia strafiga se ne sentiva poco il bisogno.

  3. Settemmezzo – La scelta di pubblicare una foto già edita di Gianni Agnelli – che nulla c’entra con il giornale – solo perché è una foto che colpisce, e di farlo riproducendo il giornale su cui è stata trovata, a noi riproduttori e rassegnatori di qualsiasi cosa, piace.

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